DUOMO DI SALERNO, IL MISTERO DEL RELIQUIARIO PROFANATO: LA TESTA DI SAN MATTEO

800px-caravaggio_-_martirio_di_san_matteo A cura di Vincenzo Pellegrino

Alla fine del X secolo, la devozione ed il culto per i santi assunse connotati anche architettonici. Le reliquie furono poste sugli altari, si iniziò per la prima volta a parlare di “elevatio in altum”. Alcune chiese, però, andarono oltre, ponendo sull’altare anche la “dossale”, una retro tavola marmoreo o ligneo raffigurante estratti della vita dei santi. La conseguenza è facile da immaginare: l’altare perse la sua autonomia, la sua autorità, divenendo mero supporto per l’esposizione delle reliquie, reale oggetto di attenzione da parte dei fedeli. Ciò accadde anche nel duomo di Salerno, con Guglielmo da Ravenna (1138-1153) che, con l’intento di sostituire l’altare originario, accolse sullo stesso l’urna con la rispettiva dossale.

Ma facciamo un passo indietro. Prima delle modifiche apportate da Guglielmo da Ravenna, fu l’arcivescovo Alfano I (1058-1085) ad erigere l’altare maggiore della Basilica. Tale altare non fu però eretto sotto l’arco trionfale, ma al centro dell’attuale transetto. La ratio di tale soluzione è rinvenibile nella volontà dell’arcivescovo di collocare l’altare in asse con il sepolcro di S. Matteo, posto nella sottostante cripta. L’altare originario si componeva della sola mensa, sotto la quale una “cataracta” consentiva di avere piena visione del sottostante sepolcro. La conseguenza? I fedeli, per devozione in alcuni casi, per mera curiosità in altri, finivano col disturbare la funzione religiosa.

Fu così che Guglielmo decise di murare, su sua esclusiva iniziativa ed a sue spese, la “cataracta”. Ma le modifiche architettoniche andarono oltre: fu elevato un nuovo altare che fu, a sua volta, recintato con plutei di marmo. Sul nuovo altare fu collocata un’urna rivestita con gli avori del ciclo cristologico salernitano e, intorno, una zona di raccoglimento fu ottenuta mediante cortine ricamate sostenute da colonnine, la cui base è ancora visibile sui plutei della recinzione. Nello specifico, l’urna era rivestita nei lati brevi con le tavolette eburnee raffiguranti scene dell’Antico Testamento; i lati lunghi, invece, accoglievano le tavolette con le raffigurazioni del Nuovo Testamento. Una piccola curiosità: lo sportello dell’urna si apriva sul lato sinistro, infatti sulla tavoletta che raffigura Noè che esce dall’arca e la scena dell’arcobaleno, vi è una vistosa scheggiatura causata da una cerniera; l’altra doveva trovarsi nella quarta tavoletta andata perduta. Lo sportello, aprendosi, batteva sul pannello centrale, urtando le tavolette più a destra che, di fatto, recano i segni dell’attrito.

Nell’urna furono posti l’evangelario, una pisside (oggetto liturgico nel quale si conservano le ostie consacrate dopo la celebrazione ecauristica) ed una reliquia di San Matteo: il capo.

Si è sempre ritenuto che le uniche reliquie di san Matteo fuori dal sepolcro a noi giunte fossero la mascella (custodita nella Badia di Cava), un dente ed una parte di un braccio, conservati in preziosi reliquiari nel Duomo di Salerno. Ma, e qui viene il bello: mons. Arturo Carucci, supporto imprescindibile per questo approfondimento, sostenne, in uno dei suoi manoscritti, altro. Sostenne che nel duomo di Salerno fosse presente, tra le reliquie da tutti conosciute, anche il capo del Santo. E ciò nonostante le parole di Mons. Moscato (1944-1968) che, nel 1959, rivelò nella sua ricognizione canonica l’assenza del capo tra i resti mortali dell’Evangelista.

Ma il Carucci va ben oltre, affermando che il capo di San Matteo fu sottratto nel decennio dopo il 1198, quando con il ritorno dell’arcivescovo Niccolò d’Aiello (1182-1221) dalla Germania, dove era stato prigioniero di Enrico VI e di Costanza d’Altavilla, la Chiesa Salernitana attraversò il momento più caotico della sua storia.

La Chiesa Salernitana ha da sempre ritenuto che i resti mortali di San Matteo le siano pervenuti dalla Piccola Bretagna, dove l’estremo promontorio sull’Atlantico reca ancora il nome di capo S. Matteo. Nel luglio del 1959 il Carucci in persona si recò in quella provincia francese per giorni di ricerca documentale. Preziosa fu la collaborazione di una attenta studiosa, tale Gilberte Tabouret,dalla quale apprese qualcosa di sconcertante, di rivoluzionario, qualcosa che avrebbe da lì a poco riscritto la storia dei resti di San Matteo: una scoperta che, a distanza di anni, è rimasta sottaciuta, forse proprio per volontà della Chiesa salernitana.

Il Carucci apprese che non già Salerno aveva ricevuto le reliquie di S. Matteo dalla piccola Bretagna, ma che da Salerno alcune reliquie dell’Apostolo erano pervenute in quel lembo di terra francese. E qui la rivelazione destinata a riscrivere la convenzionale versione dei fatti: un crociato bretone, passando per Salerno, di ritorno dalla IV Crociata “rubò o acquistò” il capo e la falange di un dito dell’Evangelista. Giunto in patria ne fece omaggio a Hervè II conte di Leon (1160-1208), il quale racchiuse le reliquie in preziosissime teche e le donò alla badia di Le Conquet dove presto fu elevata una grandiosa basilica in onore del Santo. I disordini della Rivoluzione Francese dispersero i reliquiari.

Il Duomo di Salerno subì successivamente numerose modifiche, in primis quelle di Romualdo II di Guarna (1153-1181) che anticipò di oltre tre secoli l’iconostasi che, dopo il XV secolo, divenne la nota caratteristica delle chiese orientali. Le modifiche seguenti non fecero altro che distogliere l’attenzione dalle reliquie del santo Patrono. Non fecero altro che gettare negli occhi dei fedeli una coltre di nebbia. Non fecero altro che seppellire la verità, una verità forse troppo scomoda data la devozione viscerale che lega il popolo salernitano all’ apostolo Matteo.

Vincenzo Pellegrino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...